Immagine personale elaborata con IA
Immagine del giorno #35 – “Sospiri”
Immagini dal passato – “Gran Zebrù e Cevedale” (1984)



Immagini personali
“Gran Zebrù (m3857) Monte Cevedale (m3769) 1-2/09/84”
Due giorni in Valtellina, nel Parco nazionale dello Stelvio.
Lasciati mezzi a Santa Caterina valfurva (m1738), abbiamo percorso un primo tratto della Valle dei Forni, sino al Rifugio omonimo (m2178) utilizzando il servizio navetto e poi proseguito a piedi sino al Rif Pizzini (m2706). Da lì, improvvisando, vista la bellissima giornata e le condizioni favorevoli, partandoci lo stretto necessario abbiamo proseguito per la cima del Gran Zebrù (m3857). Nelle foto sopra, il Gran Zebrù dal Rif. Pizzini, l’arrivo in vetta e sempre dalla vetta, il Monte Cevedale (m3769), meta del giorno successivo.
Ridiscesi al Pizzini, recuperati il materiale lasciato, siamo “faticosamente” saliti al Rif. Casati (m3269) dove avremmo pernottato e base di partenza per la normale al Monte Cevedale del giorno dopo.





Immagini personali
Sopra, l’alba alla partenza, la cresta che conduce alla vetta, e foto di gruppo sulla cima.



Immagini personali
Sopra: nella foto grande, panoramica dalla vetta sul Ghiacciaio dei Forni e in alto a destra sul Gran Zebrù salito il giorno precedente. In basso a destra il Monte pasquale (m3553) dal rifugio Casati.
Immagine dal web
Aggiungo una immagine dal web che mostra come il ritiro dei ghiacciao sulle Alpi, dovuto al cambiamento climatico sia giunto a livelli drammatici. Anche senza tornare al 1887, la mia immagine del Monte Pasquale, di 40 anni fa, confrontata con quella odierna dimostra come la regressione sia estremamnte aumentata negli ultimi decenni.
“Itaca” poesia di Konstantinos Kavafis
Sorrisi di Bambino (reblog)
Immagine dal Web
“I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso.”
Milan Kundera
Pubblicato su Frasi e Pensieri in liberta' | Tag:bambini, candore, gioia, ingenuità, innocenza, milan kundera, purezza, sincerità, sorriso
“La fine” poesia di Mark Strand
Immagine personale elaborata con IA
“La fine”
Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.
Quando è passato il tempo di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa scoprirà al loro posto.
Quando il peso del passato non si appoggia a nulla, e il cielo
non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.
(Traduzione di Damiano Abeni)
da “La vita ininterrotta”
Mark Strand (Summerside, 11 aprile 1934 – New York, 29 novembre 2014) è stato un poeta e critico letterario canadese naturalizzato statunitense.
Nato in una famiglia ebrea a Summerside nel 1934, Mark Strand trascorse la gran parte della sua vita negli Stati Uniti.[1] Dopo aver ottenuto la laurea triennale all’Antioch College proseguì gli studi studiando pittura sotto la supervisione di Josef Albers a Yale. Successivamente conseguì la laurea magistrale all’Università dell’Iowa nel 1962.
Tra il 1964 e il 2014 pubblicò oltre una ventina di raccolta di poesie, una dozzina di saggi e cinque volumi di traduzioni dal portoghese, dallo spagnolo e dall’italiano (pubblicando, tra gli altri, una traduzione inglese del IV canto dell’Inferno). All’attività poetica, Strand affiancò quella accademica e per oltre cinquant’anni insegno in prestigiosi atenei statunitensi, tra cui l’Università Columbia, l’Università di Chicago e l’Università di Princeton, oltre ad essere visiting professor a Yale ed Harvard; inoltre insegnò anche all’Università dell’Iowa e Università federale di Rio de Janeiro. Nel 1982 fu eletto membro dell’American Academy of Arts and Letters, mentre nel 1990 fu il poeta laureato degli Stati Uniti. Nel 1993 vinse il Premio Bollingen per la poesia, mentre nel 1999 vinse il Premio Pulitzer per la poesia per la raccolta Blizzard of One.
Pubblicato su Frasi e Pensieri in liberta' | Tag:"La fine", dipartita, Mark Strand, Morte, poesia
“Kalipè. Lo spirito della montagna.”
Da un lato, il fiume della realtà, bulimico e vorticoso, i primi passi di una professione sotto i riflettori, la felice scoperta della televisione. Dall’altro, l’abbraccio dolce e severo della montagna, la fatica del sentiero, la magia della vetta. In mezzo, un ragazzino, innamorato dei campi e assetato di ossigeno, che si trasforma in un uomo alla perenne ricerca di senso. Ripercorrendo i passaggi cruciali della sua vita, Massimiliano Ossini incontra l’amore e l’amicizia, le gioie della famiglia e il miracolo della paternità, una carriera di successo, ma soprattutto il dialogo intimo e profondo con se stesso, fatto di piccoli gesti, grandi incontri, continue scelte di libertà. E ogni volta che, lasciato il caos della città, inizia a salire per respirare il divino panorama della natura, tra gli orizzonti e le rocce trova il silenzio, un maestro impagabile che gli insegna ad amarsi, a capirsi, a leggere dentro di sé. Perché la sfida più grande è svuotarsi del superfluo per tornare all’essenziale, cadere nei crepacci e imparare ad uscirne, mettersi in gioco ogni giorno per diventare testimone di quella bellezza che brilla inesauribile, fuori e dentro di noi.
“Kalipè. Lo spirito della montagna. “
Massiminiano Ossini
«Kalipè, per me, è questo, passo lento e corto equivale a gesti piccoli ma concreti, ripetuti nella vita di tutti i giorni: solo così, partendo dal quotidiano ci abitueremo a cambiare il mondo»
Pubblicato su Libri e dintorni, Montagna | Tag:"Kalipè", consapevolezza, lentezza, libri, massimiliano ossini, Montagna, Natura, Vivere
Rimembranze musicali: “Io e te per altri giorni” – Pooh (1973)
“Testo”
A quest’ora sanno già di noi
I problemi cominciano adesso
Tutto è fatto ormai
Tu non sai la forza che mi dai
Ma conosco i rimpianti che lasci
Tu conosci i miei
C’è chi si stanca
Di un uomo, di una donna
Per amore che manca
Per noi o solitudine
O delusi dal tempo;
So bene che per noi non fu cosi
Lascio una donna che crede solo in me
Tu distruggi un uomo che il suo mondo ha dato a te
Senza rispetto si parlerà di noi
Tutto questo io lo accetto
Non si vive un’altra volta
Questo per l’orgoglio mio di averti
Basta, non potranno mai fermarmi
Dimmi chi è cosi per te
Chi può ridarci gli anni persi
Questo fino all’ultimo dei giorni
Niente del passato può sfiorarci
Niente ci offenderà
Nessuno al mondo si permetterà
Appartiene a noi la nostra vita
Cena all’alba, soli tu ed io
Ciò che resta da fare domani
Devo farlo io
Si risveglia in fretta la città
Nei tuoi occhi un po’ stanchi ritorna
La tua giusta età
Questa è la cosa più importante
Vieni voglio uscire dalla gente
Basta star nascosti qui
Non ha più senso fare così
Incomincia qui la nostra vita.
Autori: Facchinetti/Negrini
Album: Parsifal
Anno: 1973
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Immagine del giorno #34 – “Eclisse della ragione”
Pubblicato su immagini | Tag:"Eclisse della ragione", buio, futuro, Immagine del giorno, mondo, oscurità, tenebre
Il ciottolo nell’acqua (reblog)
Immagine dal web
Un giorno un discepolo chiese al suo maestro:
“Come mai non fai gli esercizi ascetici che fanno tutti gli altri maestri?”
Costui rispose:
“Perché con l’andar degli anni ho scoperto che un solo esercizio è essenziale.”
“E qual è disse il giovane?”
“Vieni domattina sulla riva del mare e te lo mostrerò”
Al sorgere del sole il discepolo attendeva il maestro sulla battigia sassosa. Il maestro s’accoccolò su uno scoglio e cominciò a fissare qualcosa nell’acqua. Il discepolo gli si accostò e gli chiese:
“Che fai? Che cosa vedi?”
“Guardo un ciottolo fra tutti e mi sforzo di non perderlo mai di vista, nonostante il moto dell’onda e i riflessi del sole. Quel ciottolo è il centro del mio cuore. Li si decide la mia vita. Li si decide della mia morte. Quel ciottolo si chiama volontà.”
Racconto buddista
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“Coltivo la rosa bianca” poesia di José Martí
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“Coltivo la rosa bianca”
Coltivo una rosa bianca,
in luglio come in gennaio,
per l’amico sincero
che mi porge la sua mano franca.
E per il crudele che mi strappa
il cuore con cui vivo,
né il cardo né ortica coltivo:
coltivo la rosa bianca.
José Julián Martí Pérez (L’Avana, 28 gennaio 1853 – Rio Cauto, 19 maggio 1895) è stato uno scrittore, politico, rivoluzionario, docente e filosofo spagnolo. Fu leader del movimento per l’indipendenza cubana. A Cuba è chiamato “l’Apostolo” ed è considerato l’eroe nazionale.
(Fonte Wikipedia)
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