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Immagine del giorno #36 – “Foschia”
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“Se è destinato a rompersi” poesia di Gio Evan
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“Se è destinato a rompersi”
Se è destinato a rompersi
lascia che si infranga,
non ostacolare mai un corso
non provare a fermare a spallate
un karma
resisti sempre con forza
ma non lottare per sempre,
perché lottare per sempre
significa essere contro natura,
sforzati
ma non forzare mai,
se deve rompersi
lascia che si compiano
i suoi frammenti
perfino i frammenti
hanno un percorso da seguire,
anche a loro è data l’opportunità
di tornare interi
lascia che si rompa
il legame
tra la paura e l’indecisione
lascia che si interrompa
ogni tua relazione tossica,
lascia che si frantumi in mille canali
l’acqua del fiume
non destinata al tuo mare
lascia rompere
un obiettivo se non lo credi più
un accordo se non suona più nella tua scala
pure un sogno se adesso sogni altro
lascia andare
lascia che qualcosa ti sfugga di mano
non trattenere tutto
lascia alla vita il diritto di fare briciole
lascia che le cose si rompano
perché se deve rompersi e si rompe
vuol dire che era fragile
ma se deve rompersi e non lo permetti
significa che sei debole.
Gio Evan, pseudonimo di Giovanni Giancaspro (Vasto, 21 aprile 1988), è uno scrittore, poeta e cantautore italiano.
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Respiro (reblog)
Foto di Free-Photos da Pixabay
“Una sera come tante.
sento il respiro lento,
nella penombra della stanza,
lo ascolto ad occhi chiusi,
il passato arriva,
travolge la mente,
il presente perde forza,
il futuro si ingigantisce,
il respiro diventa sospiro,
malinconico e triste,
in una sera come tante.”
by dany
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“La Bellezza Esiste” poesia di Gianmaria Testa
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“La Bellezza Esiste”
Nel becco giallo-arancio di un merlo
in un fiore qualunque
nell’orizzonte perduto e lontano del mare
la Bellezza esiste
è un mistero svelato
un segreto evidente
la vita
la Bellezza esiste
e non ha paura di niente
neanche di noi
la gente.
Gianmaria Testa è stato un noto cantautore italiano, nato a Cavallermaggiore in provincia di Cuneo il 17 ottobre 1958 e morto ad Alba il 30 marzo 2016 all’età di 57 anni. Prima di dedicarsi completamente alla musica, Testa ha lavorato per anni come capostazione delle Ferrovie dello Stato a Cuneo. Ha unito la sua passione per la scrittura e la chitarra (imparata da autodidatta) al lavoro quotidiano, diventando una delle voci più raffinate della canzone d’autore italiana. La sua carriera musicale ha una svolta insolita: è stato scoperto prima in Francia dopo aver vinto il Festival di Recanati (Musicultura) nel 1993 e nel 1994. I suoi primi dischi, come Montgolfières (1995) e Extra-Muros (1996), sono usciti prima sul mercato francese (etichette Label Bleu e Tôt ou Tard) facendolo conoscere nei teatri d’Europa. Successivamente si è imposto anche in Italia con album di grande intensità poetica, tra cui Lampo (1999), Il valzer di un giorno (2000) e il pluripremiato Da questa parte del mare (2006), vincitore del Premio Tenco. La sua musica unisce la canzone d’autore a sfumature di jazz, tango e bossa nova, caratterizzata da una voce calda e profonda e da testi poetici. Le sue opere letterarie nascono da radici popolari e contadine per farsi lirica pura. La sua forma d’arte è stata definita una canzone-poesia, dove ogni termine è scelto con cura millimetrica ed estrema semplicità. Tra i suoi testi più celebri che sfumano nella poesia ricordiamo “Il passo e l’incanto” (tratto dal celebre album e libro “Da questa parte del mare”) e componimenti intimi come “La Quercia”.
(dal Web)
“Il pane sotto la neve”
Romanzo finalista nazionale al Premio Letterario RAI “La Giara” 2012 – Prima Edizione
Una coppia giovane, due figlie, un paesino, degli amici, tante difficoltà e la voglia di farcela.
Sembra una storia di oggi. Invece… è ambientata nella prima metà del Novecento.
“Torniamo all’antico, sarà un progresso!” diceva Giuseppe Verdi.
Ed ecco allora un romanzo che ci ricorda le nostre radici. Chi siamo e quanto ci è costato arrivare fin qua.
Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.”
È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti: chi parte soldato, chi diventa partigiano.
Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria.
Questo romanzo è il primo della Saga della Serenella.
La serenella (o lillà) è un fiore semplice e profumatissimo. È il mondo contadino, la famiglia, la primavera dell’anima. È il simbolo di ciò che è buono e vero. Di un mondo pulito e schietto.
Ma tutto questo lo potrete capire, veramente, solo leggendo le storie della gente nata là, sulle colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.
“La libertà, per ora, riposa sotto la neve.
Ma arriverà la primavera… e non sarà solo il grano a germogliare.”
N.B. Ogni romanzo della saga è pensato per poter essere autonomo e completo anche individualmente.
Il pane sotto la neve
Saga della Serenella vol. 1
(Vanessa Navicelli)
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“Settembre” poesia di Nicola Moscardelli
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“Settembre”
Settembre, incanto di convalescente
che giocando con nulla si contenta,
uva d’ambra che imbiondisce lentamente
sotto i soffi del tramonto
veleggiante alto sui monti,
seta tiepida innocente
delle foglie saltellanti
verso qualche ignoto mare
come farfalle gracili rinate
col vestitino d’estate sbiadito,
verde brina di stelle trasparenti
sul giallore della terra illanguidita,
un canto alla lontana che si sente e non si sente
come quando uno sogna e si lamenta
con la sua bocca spenta.
(Da “Gioielleria notturna”)
Nicola Moscardelli (Ofena, 9 ottobre 1894 – Roma, 21 dicembre 1943) è stato un poeta, scrittore ed esoterista italiano. Nato a Ofena nel 1894 da Serafino ed Elvira Cantera, proprietari terrieri, studiò all’Aquila in ambito umanistico.[1] Già nel 1913 pubblicò due raccolte poetiche, Le fiamme e La veglia, di derivazione simbolista e crepuscolare. Nel 1914 si trasferì a Firenze, dove entrò in ambienti culturali futuristi, collaborando anche con le riviste La Voce e Lacerba; nel 1915 pubblicò quindi l’opera sperimentalista Abbeveratoio. Nel 1916 si stabilì a Roma, dove creò la rivista d’avanguardia Le Pagine (1916-1917) insieme a Giovanni Titta Rosa e Maria Cardini. Pubblicò quindi Gioielleria notturna (1918) e La mendica muta (1919), accolte favorevolmente; si impegnò quindi soprattutto al giornalismo e alla critica letteraria, collaborando con diverse riviste, tra cui Il Tempo, Il Popolo di Roma e L’Italia che scrive. Successivamente iniziò una produzione di prose novellistiche e romanzesche, insieme alla composizione di testi teatrali, cominciata dopo essere entrato in contatto col regista futurista Anton Giulio Bragaglia. Continuò sempre a scrivere poesie, che diventarono maggiormente filosofico-teologiche e misticiste.Avvicinatosi agli ambienti esoterici, diventò parte del Gruppo di Ur, in cui prese il nome simbolico di “Sirio”/”Sirius”, e si accostò a personaggi come Julius Evola e Rudolf Steiner. Sposatosi con Lydia Sacer nel 1921, nel 1923 ebbe una figlia, Graziella. Morì a Roma, dopo una lunga malattia, nel 1943.
(fonte Wikipedia)
Pubblicato su Frasi e Pensieri in liberta' | Tag:Nicola Moscardelli, poesia, settembre
Rimembranze musicali: “Heart Of Gold” – Neil Young (1972)
“Testo”
I want to live
I want to give
I’ve been a miner
For a heart of gold
It’s these expressions
I never give
That keep me searching
For a heart of gold
And I’m getting old
Keep me searching
For a heart of gold
And I’m getting oldI’ve been to Hollywood
I’ve been to Redwood
I crossed the ocean
For a heart of gold
I’ve been in my mind
It’s such a fine line
That keeps me searching
For a heart of gold
And I’m getting old
Keeps me searching
For a heart of gold
And I’m getting oldKeep me searching
For a heart of gold
You keep me searching
And I’m growing old
Keep me searching
For a heart of gold
I’ve been a miner
For a heart of gold
(Fonte: LyricFind)
Compositori: Neil Young
Album: Harvest
Anno: 1972
“Traduzione”
Voglio vivere
Voglio dare
Sono stato un minatore
Per un cuore d’oro
È questa espressione
Che non do mai
Che mi fa continuare a cercare
Un cuore d’oro
E divento vecchio
Continuo a cercare
Per un cuore d’oro
E divento vecchioSono stato a Hollywood
Sono stato a Redwood
Ho attraversato l’oceano
Per un cuore d’oro
Sono stato nella mia mente
È una linea così sottile
Questo mi fa continuare a cercare
Un cuore d’oro
E divento vecchio
Continuo a cercare
Per un cuore d’oro
E divento vecchioContinuo a cercare
Per un cuore d’oro
Mi fai continuare a cercare
E divento vecchio
Continuo a cercare
Un cuore d’oro
Sono stato un minatore
Per un cuore d’oro
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Immagine del giorno #35 – “Sospiri”
Immagini dal passato – “Gran Zebrù e Cevedale” (1984)



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“Gran Zebrù (m3857) Monte Cevedale (m3769) 1-2/09/84”
Due giorni in Valtellina, nel Parco nazionale dello Stelvio.
Lasciati mezzi a Santa Caterina valfurva (m1738), abbiamo percorso un primo tratto della Valle dei Forni, sino al Rifugio omonimo (m2178) utilizzando il servizio navetto e poi proseguito a piedi sino al Rif Pizzini (m2706). Da lì, improvvisando, vista la bellissima giornata e le condizioni favorevoli, partandoci lo stretto necessario abbiamo proseguito per la cima del Gran Zebrù (m3857). Nelle foto sopra, il Gran Zebrù dal Rif. Pizzini, l’arrivo in vetta e sempre dalla vetta, il Monte Cevedale (m3769), meta del giorno successivo.
Ridiscesi al Pizzini, recuperati il materiale lasciato, siamo “faticosamente” saliti al Rif. Casati (m3269) dove avremmo pernottato e base di partenza per la normale al Monte Cevedale del giorno dopo.





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Sopra, l’alba alla partenza, la cresta che conduce alla vetta, e foto di gruppo sulla cima.



Immagini personali
Sopra: nella foto grande, panoramica dalla vetta sul Ghiacciaio dei Forni e in alto a destra sul Gran Zebrù salito il giorno precedente. In basso a destra il Monte pasquale (m3553) dal rifugio Casati.
Immagine dal web
Aggiungo una immagine dal web che mostra come il ritiro dei ghiacciao sulle Alpi, dovuto al cambiamento climatico sia giunto a livelli drammatici. Anche senza tornare al 1887, la mia immagine del Monte Pasquale, di 40 anni fa, confrontata con quella odierna dimostra come la regressione sia estremamnte aumentata negli ultimi decenni.








