“Dopo l’11 settembre, siamo in un nuovo mondo. Ricordo, non senza una certa nostalgia, quello antico in cui si poteva andare all’aeroporto all’ultimo minuto, beffarsi delle religioni senza rischiare la vita, fare la spesa in un magazzino kasher o, volendo, celebrare una messa in chiesa, entrare in un luogo pubblico senza perquisizione della borsa e, nel caso degli intellettuali, parlare di letteratura o scrivere romanzi d’amore senza sentirsi disertori rispetto alla lotta principale. I tempi, poco a poco, sono cambiati, lo spazio sociale è cambiato.
”Bernard-Henri Lévy“
11 Settembre 2001, un nuovo mondo. (reblog)
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“Penelope” poesia di Dorothy Parker
Immagine personale elaborata con IA
“Penelope”
Sul sentiero dove il sole si avvia,
sulle impronte che la brezza disserra,
laddove il cielo e il mondo fanno un’unica via,
lui cavalcherà mari d’argento e di terra,
lui fenderà l’onda che brilla e che freme.
Io siederò a casa, sulla sedia a dondolo;
mi alzerò se il vicino bussa alla porta;
farò il mio tè, taglierò il mio filo;
sbiancherò le lenzuola per il mio letto.
E lui, lo chiameranno coraggioso.
Dorothy Parker, nata Dorothy Rothschild (Long Branch, 22 agosto 1893 – New York, 7 giugno 1967), è stata una scrittrice, poetessa e giornalista statunitense, nota anche con i diminutivi di Dot o Dottie. Fu tra le più argute e caustiche commentatrici dei fenomeni del costume americano dell’epoca, dotata di un occhio critico capace di descrivere o fustigare con cinismo le debolezze, le fisime, i vizi e le virtù della società del XX secolo.
(Fonte Wikipedia)
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Immagini dal passato – “Pizzo Arera” (1984)





Immagini personali
“Pizzi Arera (m2512) – 14/10/1984”
Il Pizzo Arera con i suoi 2.512 metri è una delle cime più note delle Prealpi Orobie ed è situata in provincia di Bergamo tra la Val Brembana e la Val Seriana. Partenza ad arrivo da Zambla Alta.
Sopra foto dalla vetta.

La Presolana, la regina delle Orobie (Imm. personale)



Tornando a valle (immagini personali)
“Anno dopo anno” poesia di Natan Zach

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“Anno dopo anno”
Anno dopo anno sempre più impalpabile.
Sarà così impalpabile alla fine –
così disse lei, e lo diceva sul serio.
Ma a volte mi sembra di affogare nel tempo,
ho la sensazione di affogare da sempre,
mormorò lui.
Questo è perché affoghi da sempre, disse lei.
È solo perché affoghi da sempre, e lo sai.
Non lo so. A volte penso di non avere altro da offrire.
L’impalpabile, sai, è vicino al nulla.
Lo so, e plaudo la tua scoperta;
plaudo all’azzurro dei tuoi occhi.
Non lasci nulla dopo di te.
È proprio questo che mi affligge.
È proprio questo che diranno nel piangermi.
Sento precisamente questo.
Di nuovo sbagli: tu stai bene e il benessere ti circonda.
È già qui, e tu viaggi sulle sue spalle;
sii paziente e presto ti abbraccerà.
Alla fine, ti bacerà.
Tu sai come avviene, così.
(Traduzione di Maria Sole Abate)
Natan Zach (Berlino, 13 dicembre 1930 – Ramat Gan, 6 novembre 2020) è stato uno scrittore e poeta israeliano. Nato da padre ebreo tedesco e madre cattolica italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936 a causa del regime nazista. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. Pubblicò la sua prima raccolta di poesie Shirim Rishonim nel 1955. Trovandosi all'avanguardia di un gruppo di poeti che cominciarono a pubblicare libri subito dopo la proclamazione dello Stato d'Israele, egli diede una profonda influenza all'evoluzione della poesia moderna in ebraico, tanto come poeta quanto come traduttore, critico e curatore editoriale; per cui viene indicato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del suo tempo. Il suo saggio Pensieri sulla poetica di Alterman, pubblicato nella rivista Achshav (Adesso) nel 1959 fu un importante manifesto per la ribellione del gruppo Likrat (Avanti verso), contro il presunto sentimentalismo dei poeti sionisti, anche perché includeva un insolito attacco a Nathan Alterman, uno dei poeti più importanti e stimati del Paese. In questo saggio Zach stabilì nuove regole per la poesia, diverse dalle regole di rima e metrica abituali nella poetica nazionale del tempo. Dal 1960 al 1967 insegnò in molti istituti d'istruzione superiore di Tel Aviv e Haifa. Dal 1968 al 1979 visse in Inghilterra e ottenne il PhD (Dottorato di ricerca) all'Università dell'Essex. Ritornato in Israele insegnò all'Università di Tel Aviv e fu nominato professore all'Università di Haifa. In Israele hanno suscitato polemiche le sue posizioni politiche pubblicate sul quotidiano di sinistra Haaretz contro l'occupazione dei territori palestinesi. Addirittura nel 2012 il ministero dell'Educazione, controllato dalla destra, aveva suggerito di cancellare dai libri scolastici i suoi versi.
(Fonte Wikipedia)
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Rimembranze musicali: “Fine di un viaggio” – Le Orme (1979)
“Testo”
Il lungo viaggio che hai fatto è terminato qui
Dal tuo sonno ora ti dovrai svegliare.
Io ti lascio al tuo destino, non ti servo più,
La mia nave ha invertito la sua rotta.
Smetti di sognare, amico,
E ricorda che domani è già oggi, per questo io ti dico:
Cambia, Mister Tambourine Man, a me non servi più,
La tua nave magica è un relitto ormai.
Lascia il tuo tamburo e vai in cerca di altri suoni
Le tue ombre inutili nessuno segue più.
La nuova strada è già tracciata e la percorrerò
Più sicuri sono ora I passi miei.
Le risate verso il sole
Ora fanno solamente paura, per questo io ti dico:
Cambia, Mister Tambourine Man, a me non servi più,
La tua nave magica è un relitto ormai.
Lascia il tuo tamburo e vai in cerca di altri suoni
Le tue ombre inutili nessuno segue più.
Fonte: LyricFind
Autori: Aldo Tagliapietra / Antonio Pagliuca
Album: Florian
Anno: 1979
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Immagine del giorno #36 – “Foschia”
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“Se è destinato a rompersi” poesia di Gio Evan
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“Se è destinato a rompersi”
Se è destinato a rompersi
lascia che si infranga,
non ostacolare mai un corso
non provare a fermare a spallate
un karma
resisti sempre con forza
ma non lottare per sempre,
perché lottare per sempre
significa essere contro natura,
sforzati
ma non forzare mai,
se deve rompersi
lascia che si compiano
i suoi frammenti
perfino i frammenti
hanno un percorso da seguire,
anche a loro è data l’opportunità
di tornare interi
lascia che si rompa
il legame
tra la paura e l’indecisione
lascia che si interrompa
ogni tua relazione tossica,
lascia che si frantumi in mille canali
l’acqua del fiume
non destinata al tuo mare
lascia rompere
un obiettivo se non lo credi più
un accordo se non suona più nella tua scala
pure un sogno se adesso sogni altro
lascia andare
lascia che qualcosa ti sfugga di mano
non trattenere tutto
lascia alla vita il diritto di fare briciole
lascia che le cose si rompano
perché se deve rompersi e si rompe
vuol dire che era fragile
ma se deve rompersi e non lo permetti
significa che sei debole.
Gio Evan, pseudonimo di Giovanni Giancaspro (Vasto, 21 aprile 1988), è uno scrittore, poeta e cantautore italiano.
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Respiro (reblog)
Foto di Free-Photos da Pixabay
“Una sera come tante.
sento il respiro lento,
nella penombra della stanza,
lo ascolto ad occhi chiusi,
il passato arriva,
travolge la mente,
il presente perde forza,
il futuro si ingigantisce,
il respiro diventa sospiro,
malinconico e triste,
in una sera come tante.”
by dany
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“La Bellezza Esiste” poesia di Gianmaria Testa
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“La Bellezza Esiste”
Nel becco giallo-arancio di un merlo
in un fiore qualunque
nell’orizzonte perduto e lontano del mare
la Bellezza esiste
è un mistero svelato
un segreto evidente
la vita
la Bellezza esiste
e non ha paura di niente
neanche di noi
la gente.
Gianmaria Testa è stato un noto cantautore italiano, nato a Cavallermaggiore in provincia di Cuneo il 17 ottobre 1958 e morto ad Alba il 30 marzo 2016 all’età di 57 anni. Prima di dedicarsi completamente alla musica, Testa ha lavorato per anni come capostazione delle Ferrovie dello Stato a Cuneo. Ha unito la sua passione per la scrittura e la chitarra (imparata da autodidatta) al lavoro quotidiano, diventando una delle voci più raffinate della canzone d’autore italiana. La sua carriera musicale ha una svolta insolita: è stato scoperto prima in Francia dopo aver vinto il Festival di Recanati (Musicultura) nel 1993 e nel 1994. I suoi primi dischi, come Montgolfières (1995) e Extra-Muros (1996), sono usciti prima sul mercato francese (etichette Label Bleu e Tôt ou Tard) facendolo conoscere nei teatri d’Europa. Successivamente si è imposto anche in Italia con album di grande intensità poetica, tra cui Lampo (1999), Il valzer di un giorno (2000) e il pluripremiato Da questa parte del mare (2006), vincitore del Premio Tenco. La sua musica unisce la canzone d’autore a sfumature di jazz, tango e bossa nova, caratterizzata da una voce calda e profonda e da testi poetici. Le sue opere letterarie nascono da radici popolari e contadine per farsi lirica pura. La sua forma d’arte è stata definita una canzone-poesia, dove ogni termine è scelto con cura millimetrica ed estrema semplicità. Tra i suoi testi più celebri che sfumano nella poesia ricordiamo “Il passo e l’incanto” (tratto dal celebre album e libro “Da questa parte del mare”) e componimenti intimi come “La Quercia”.
(dal Web)
“Il pane sotto la neve”
Romanzo finalista nazionale al Premio Letterario RAI “La Giara” 2012 – Prima Edizione
Una coppia giovane, due figlie, un paesino, degli amici, tante difficoltà e la voglia di farcela.
Sembra una storia di oggi. Invece… è ambientata nella prima metà del Novecento.
“Torniamo all’antico, sarà un progresso!” diceva Giuseppe Verdi.
Ed ecco allora un romanzo che ci ricorda le nostre radici. Chi siamo e quanto ci è costato arrivare fin qua.
Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.”
È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti: chi parte soldato, chi diventa partigiano.
Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria.
Questo romanzo è il primo della Saga della Serenella.
La serenella (o lillà) è un fiore semplice e profumatissimo. È il mondo contadino, la famiglia, la primavera dell’anima. È il simbolo di ciò che è buono e vero. Di un mondo pulito e schietto.
Ma tutto questo lo potrete capire, veramente, solo leggendo le storie della gente nata là, sulle colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.
“La libertà, per ora, riposa sotto la neve.
Ma arriverà la primavera… e non sarà solo il grano a germogliare.”
N.B. Ogni romanzo della saga è pensato per poter essere autonomo e completo anche individualmente.
Il pane sotto la neve
Saga della Serenella vol. 1
(Vanessa Navicelli)
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